Itinerario intorno a Novara di Sicilia

In viaggio verso Novara di Sicilia

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Dal corso sulla Nazionale si attraversa ponte San Sebastiano per arrivare dopo alcune centinaia di metri al bivio che porta alla frazione di San Basilio. Un paio di chilometri prima di arrivarci, deviamo a sinistra per Badiavecchia dove si trova l'antica chiesa di S. Maria la Noara, che faceva parte del monastero cistercense i cui lavori cominciarono nel 1137. Tipiche le finestre ad arco e le originarie porte con arco gotico a sesto acuto. Ritornati sulla provinciale, raggiungiamo San Basilio, a nord del quale si trova il Riparo della Sperlinga, unico esempio di stazione mesolitica in Sicilia, fatta eccezione per la grotta Corruggi di Pachino. A giudizio degli studiosi qui l'uomo della pietra si riparava per difendersi dalla pioggia e dal maltempo e per ritemprarsi dopo le battute di caccia. Per visitare il riparo bisogna rivolgersi al Municipio, in quanto l'accesso al riparo stesso è impedito da un cancello.

Ripresa la SS 185 saliamo fino a giungere a Portella Pertusa (974 m) prima e a Portella Mandrazzi (1125 m) subito dopo, da dove si gode una magnifica vista della valle dell'Alcantara e dell'Etna. Da Portella Mandrazzi (al km. 27) si inizia l'affascinante escursione su Rocca Salvatesta, (meglio conosciuta come Rocca Novara). Con i suoi 1340 metri è la seconda vetta dei Peloritani, di cui è l'avamposto più occidentale, se escludiamo i rilievi del Bosco di Malabotta considerato quasi un territorio a parte. Oltre ci sono i Nebrodi. Certo, parlando di Peloritani e Nebrodi, ma anche di Madonie, non è possibile stabilire una delimitazione netta, in quanto si tratta di un'unica catena che dalla provincia di Messina arriva fino alle porte di Palermo. Diverso il discorso sul piano strettamente geomorfologico, poiché tante sono le differenze che corrono fra di essi.

Comunque, quale confine convenzionale tra Peloritani e Nebrodi vengono indicate le Portelle Pertusa e Mandrazzi. Individuare la Rocca di Novara è agevole, non solo per la sua forma triangolare (viene infatti indicata come il Cervino di Sicilia), ma anche per la sua posizione, che permette di vederla da molto lontano. Questa sua caratteristica tornava utile ai marinai tanto che anticamente serviva come punto di riferimento per le navi che solcavano il Mar Tirreno, al giorno d’oggi viene invece presa a riferimento dai naviganti di ritorno dalle Isole Eolie per indicare la rotta che conduce al porto turistico di Portorosa . Qualche centinaio di metri prima del bivio che scende a larghe serpentine nel letto del torrente Patrì, affrontiamo a piedi la carrareccia che inizia a sinistra. Il percorso, in costante salita, avviene nella prima parte in mezzo a un fitto bosco di castagni e roverelle. Usciti dal bosco la strada procede a mezza costa fra nude rocce punteggiate da una rada vegetazione. Sulla destra si apre una sorta di anfiteatro delimitato dalla pineta che partendo da Mandrazzi arriva al bivio di Tre Fontane, dove si incrociano le carrarecce che provengono da Antillo e Francavilla di Sicilia.

Questa è una zona molto particolare e fragile sul piano geologico per l'alta erosivita: basti pensare ai cosiddetti "Ritagli di Lecca", un movimento franoso imponente di indiscutibile fascino, e al gigantesco costone percorso da una profonda fenditura che incombe sulla valle del Patri. L'ascesa verso la Rocca è abbastanza agevole, anche se ad un certo punto il sentiero si impenna e corre tra rocce nude di calcare che sembrano scolpite dall'uomo. La primavera è il periodo migliore per salire in cima alla Rocca (discorso che vale per quasi tutti i percorsi), perché aumentano le possibilità che il cielo sia sgombro di nuvole, ma è anche vero che è opportuno coprirsi il capo per bene per non prendersi spiacevoli colpi di sole. Una volta in cima si viene colti da una sorta di vertigine, di euforia. Sarà l'altezza, saranno i magnifici panorami che si aprono a perdita d'occhio: le isole Eolie, i Nebrodi, Montagna di Verna, l'Etna, maestoso e possente, la valle dell'Alcantara, in lontananza l'Aspromonte.