L'area archeologica di Akrai

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L'area archeologica di Palazzolo Acreide, custodisce i resti dell'antica Akrai fondata dai greci, che rasa al suolo dagli Arabi nell'827, sprofondò nella vegetazione rimandendo sepolta per molti secoli. Uno dei primi studiosi ad impegnarsi per riportare alla luce il sito, fu il siciliano Tommaso Fazello, seguito dal barone Gabriele Judica. Il sito archeologico si compone di tre parti: il Teatro Greco, il Tempio della dea Cibele e la necropoli della Pineta. L'area, era probabilmente circordata da mura che seguivano il perimetro del pianoro e nelle quali si aprivano due porte, una posta verso oriente e l'altra verso occidente. I resti rinvenuti appartengono alla porta posta ad occidente, meglio conosciuta come "Porta Selinuntina". 
Il teatro greco risalente al II secolo, si è mantenuto in ottimo stato di conservazione e date le sue piccole dimensioni, si pensa che sia stato edificato nell'area urbana centrale. Nella parte alta del settimo cuneo, si apre una stretta galleria che conduce al "bouleuterion", il luogo in cui si riuniva la "boulé", il senato. Sulla parte posteriore sorgono due latomie, cave di pietra, denominate Intagliata e Intagliatella della metà del IV secolo a.C., usate dapprima come cave per la costruzione di Akrai, poi come luoghi di sepoltura dei cristiani. Ad un lato del teatro, è visibile anche l'asse viario principale, con pavimentazione lavica, dall'altro invece, si scorge la struttura di base del Tempio di Afrodite, risalente al VI secolo a.C.. 
In una vicina contrada si trova il maggiore santuario finora noto, dedicato al culto della dea Cibele. Esso è databile tra la fine del IV e del III secolo a.C. ed ospita i cosiddetti "santoni", raffiguranti la dea Cibele. Sulla sommità pianeggiante dell'area si trova la necropoli della Pineta, che si compone di 54 tombe scavate sulla verticale rocciosa e risalenti ad un periodo non antecedente al XII secolo a.C..