Il Santuario di Gibilmanna

Il Santuario

Gibilmanna-bjs2007-01

Nella frazione di Cefalù chiamata Gibilmanna, dall'arabo "Gibel el Iman" Monte della Fede, sorge un Santuario dedicato alla Vergine Maria Santissima. Esso era all’inizio un monastero Benedettino, fu abbandonato nel secolo IX durante in concomitanza all’arrivo degli arabi. Si rovinò completamente per la mancanza di manutenzione. Sopravvisse la chiesetta grazie all’intervento di alcuni devoti.

Nel 1228 Arduino II, vescovo di Cefalù eresse Gibilmanna a beneficio ecclesiastico con il titolo di Priorato. I priori si succedettero fino al 1535, anno in cui la chiesa fu ceduta al nascente ordine dei Cappuccini, i quali nel 1619 iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa che fu ultimata nel 1624 e l’anno dopo fu completata la cappella della Madonna. Da allora sono stati apportati moltissimi cambiamenti e nel 1760 la statua marmorea della Vergine fu incoronata dal vescovo di Cefalù con le corone d’oro mandate dal Capitolo Vaticano. 

L'interno della chiesa è ad unica navata, al principio della quale si trovano due cappelle: quella del Sacro Cuore, a sinistra, e la cappella della Madonna a destra. Quest'ultima conserva le opere d'arte più interessanti - il simulacro della Madonna e un'affresco di ignoto autore del XIII secolo. Nella chiesa si possono inoltre ammirare: un dipinto di Maria Assunta, posto sull'altare maggiore; un "Ecce Homo", a sinistra dell'altare e un imponente tabernacolo di legno intagliato nel 1710. 

 

La leggenda del Santuario di Gibilmanna

La leggenda che si tramanda sulla nascita del Santuario di Gibilmanna ha come protagonista un uomo, un eremita per l'esattezza. Esso viveva sui monti alle spalle di Cefalù; un giorno mentre la vita della località marittina scorreva come sempre tra casse di merci da scaricare e marinai che si preparavano al viaggio, l'eremita si recò sul pontile. Tra i mercantili ve n'era uno colmo di statue sacre e, giunto presso di esso, l'uomo si fermò e con decisione chiese al capitano dell'imbarcazione di donargli una statua della Madonna da riporre all'inteno di una chiesetta che sorgeva nei pressi del suo giaciglio.

Il capitano si era rifiutato di consegnargliela, e solo quando si rese conto che la nave non riusciva a prendere il largo per la pesantazza del suo carico decise di di rinunciare alla statua. A questo punto però si presentò un'ulteriore difficoltà per l'eremita: anche altri uomini si fecero avanti per reclamare la statua. Fu deciso così di sistemare il simulacro su di un carro trainato da due mule e di lasciar alla Provvidenza la decisione sul luogo in cui la statua doveva essere posta. Durante il tragitto le mule si fermarono due volte e poi proseguirono infine presso la chiesetta di Gibilmanna.