Le Rocche dell'Argimusco

Le Pietre dei Giganti

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L’Argimusco sorge al confine tra Nebrodi e Peloritani. Dei Peloritani ha già perso l’asprezza per conquistare la dolcezza dei rilievi nebroidei, ma ancora siamo lontani dalle fitte faggete la cui macchia impressiona l’orizzonte per un lungo tratto verso ovest . A nord, suo naturale confine è la linea di costa tirrenica che corre da Messina a Palermo, mentre a sud la vista abbraccia buona parte della Valle dell’Alcantara e la maestosa sagoma dell’Etna.

Non fosse per il vento che spazza il pianoro regnerebbe sovrano il silenzio e un senso di indefinita magia alimentata dalle inquietanti presenze di pietra e dalla mole dell’Etna, che si staglia possente oltre la valle dell’Alcantara.

Un blocco di calcare, segnato da profonde fenditure. D’improvviso, come per incanto, il profilo di una donna che prega a mani giunte. Lo sguardo è fisso, rivolto verso una lontananza di cui non si coglie la distanza. E un’immagine di straordinaria intensità. Un’immagine che vive, però, solo nello spazio di una distanza, di una prospettiva invisibile. Appena si abbandona questa linea l’immagine svanisce, la pietra torna ad essere pietra e non c’è modo di convincere la roccia a restituirci la grazia di quell’esile profilo.

Poco più in là si ripete la stessa magia. Non è forse un’aquila quella che si vede lassù, in cima, con le ali spiegate, pronta a spiccare il volo verso l’orizzonte? Sì, certo. Ma anche in questo caso l’aquila esisterà fino a quando rimarremo entro le linee di un geometria. La donna e l’aquila non sono le uniche presenze delle Rocche dell’Argimusco, la contrada a sud di Montalbano, su cui sorgono. Sul suo immenso pianoro, infatti, sono tanti gli enormi megaliti, gli enormi blocchi di calcare che il vento e la pioggia, nella maggior parte dei casi, hanno modellato conferendo loro forme bizzarre, di grande plasticità, che esercitano un fascino irresistibile. La sensazione è quella di trovarsi al centro di un’area sacra, dove si svolgevano rituali misteriosi legati al ciclo delle stagioni e che servivano a ribadire il forte legame tra il cielo e la terra. Comunque, certo è che nei pressi dell’Argimusco sorgeva una necropoli, di cui sono diretta testimonianza i numerosi menhir sparsi intorno, così come i dolmen, monumenti funerari megalitici che in molti casi sono stati occupati dai pastori per farne ricovero per loro e le bestie. Per non dire dei “cubburi”, costruzioni in pietra, parenti prossimi dei trulli pugliesi e dei nuraghi sardi, che punteggiano il territorio secondo un ordine non casuale.

 

Tra Storia e Leggende

Nell’antichità, prima che i greci sbarcassero in Sicilia, questo territorio ricadeva sotto la giurisdizione della potente città di Abacena (l’odiema Tripi), la cui posizione strategica le permetteva di controllare la grande via di comunicazione che metteva in collegamento i versanti jonico e tirrenico, cosi come lo specchio d'acqua antistante alle Isole Eolie e all'Etna, da dove erano fuggiti, secondo la leggenda, i Ciclopi spaventati dalle eruzioni di lava e dall’avanzare dei popoli italici. Era da qui che mercanti, pastori e guerrieri dovevano obbligatoriamente passare fino a quando lo Stretto di Messina divenne sicuro e utilizzabile come via di comunicazione tra le due coste.

Niente di più facile quindi che l'Argimusco, visibile peraltro da lunga distanza, essendo posto ad un’altezza superiore ai mille metri, fosse ritenuto un luogo sacro dove si consumavano antichi riti propiziatori e di ringraziamento. Ma anche se questo non fosse vero, se si trattasse soltanto di ipotesi resta la magia e la bellezza di un luogo incantato, di un luogo dove la fantasia trova modo di sbizzarrirsi e creare ciò che più le aggrada. Aggirarsi tra queste maestose e misterioso rocce,  toccarle, arrampicarsi sopra non fa che amplificare ed arricchire ulteriormente il repertorio di leggende e di miti che avvolgono la Sicilia e ogni suo più remoto luogo.

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